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TEA4IT, la ricerca italiana fa sistema per l'agricoltura del futuro

  • 3 lug
  • Tempo di lettura: 6 min

Intervista con Concetta Licciardello Primo Ricercatore Consiglio per la Ricerca in Agricoltura e l’Analisi dell’Economia Agraria (CREA)


TEA4IT rappresenta oggi il principale piano nazionale di ricerca pubblica sulle TEA. Il progetto coinvolge colture chiave per il Made Italy e ha già prodotto risultati concreti, con piante pronte per la messa in campo entro il 2026, tra cui riso resistente al brusone e linee di pomodoro resistenti a parassiti e più tolleranti agli stress.


Quali esigenze del sistema agroalimentare italiano hanno portato alla nascita di TEA4IT e quali sono i suoi obiettivi principali?

TEA4IT è il primo tentativo di costruire una capacità nazionale sulle TEA, coordinato dal CREA su impulso del Ministero dell'Agricoltura. Una delle prime scelte è stata quella di non costruire un progetto attorno a un'unica competenza, ma di riunire in un'unica iniziativa le migliori esperienze maturate nel Paese sulle TEA. Era l'unico modo per affrontare una sfida così complessa. La prima esigenza che ha portato alla nascita del progetto è indirizzata a verificare in campo quanto osservato in laboratorio. Negli ultimi dieci anni, numerosi gruppi di ricerca hanno sviluppato piante TEA con caratteristiche promettenti, ma era necessario valutarne il comportamento in condizioni agronomiche reali, attraverso una sperimentazione coordinata e condotta secondo protocolli condivisi. Il Decreto Siccità e il Decreto Agricoltura hanno reso possibile questo passaggio, autorizzando le prove in campo negli anni 2024 e 2025 su colture strategiche per il nostro Paese, come cereali, ortive e specie arboree, migliorate per la tolleranza agli stress biotici e abiotici, prima, e per caratteristiche qualitative, dopo. Attraverso la più recente Legge di Bilancio l’autorizzazione alla sperimentazione è stata estesa fino al 31 dicembre 2026.

Accanto a questa esigenza, il programma punta ad ampliare le conoscenze scientifiche di base fondamentali e necessarie per sviluppare le piante TEA che si intende mettere a sistema nei prossimi anni, con l’obiettivo di colmare i principali colli di bottiglia. Il progetto infatti intende approfondire i meccanismi genetici alla base della rigenerazione e che rendono alcune specie (e in altri casi precise varietà) recalcitranti alla rigenerazione, procedendo anche attraverso l’adattamento di protocolli specifici. Attraverso l’utilizzo di tecnologie omiche avanzate, piattaforme di fenotipizzazione e materiali genetici già disponibili presso i partner del progetto, si intende identificare geni candidati per il controllo di caratteri di interesse.

In sintesi, TEA4IT ha un duplice obiettivo: da un lato validare in campo i risultati della ricerca già raggiunti, dall’altro creare le basi scientifiche e tecnologiche per rendere le TEA sempre più efficaci e applicabili al sistema agroalimentare italiano.

 

Quali sono le innovazioni più promettenti su cui state lavorando e quali risultati concreti confidate di vedere nei prossimi anni?

La premessa è che abbiamo scelto di investire sia in innovazioni immediatamente trasferibili, sia in innovazioni più di frontiera, perché il nostro obiettivo non è solo risolvere i problemi di oggi, ma mettere il sistema della ricerca italiana nelle condizioni di affrontare anche quelli di domani. Detto ciò, sul piano tecnologico, una delle principali sfide del consorzio è sviluppare strategie sempre più efficienti per ottenere piante NGT-1. Oggi la rigenerazione a partire da protoplasti rappresenta uno degli approcci più promettenti, perché consente di ottenere piante prive di DNA estraneo. Tuttavia, è una tecnica complessa, fortemente dipendente dalla specie e dalla varietà e richiede tempi lunghi. L'ambizione è non limitarsi alle tecnologie oggi disponibili, ma svilupparne di nuove. In questo contesto, è stato riservato ampio spazio alle tecnologie abilitanti che puntano a sviluppare strumenti applicabili a più specie, andando oltre le competenze specifiche dei singoli gruppi di ricerca. Un altro esempio è la caratterizzazione e la purificazione di nuove nucleasi, alternative alle più note Cas9 e Cas12, che potrebbero rappresentare un'importante innovazione tecnologica sviluppata in Italia, naturalmente dopo un'attenta validazione nelle diverse colture coinvolte nel partenariato.

Per quanto riguarda i risultati, ci aspettiamo progressi su più livelli. Nel breve-medio periodo, le prove pluriennali e in ambienti diversi permetteranno di ottenere dati solidi sulle prestazioni delle piante TEA, in particolare nelle colture orticole e cerealicole, dove i cicli produttivi sono più rapidi e i risultati potranno avere un interesse anche per il trasferimento al settore produttivo. Per le specie arboree, i tempi biologici sono inevitabilmente più lunghi, e quindi riuscire ad avviare una sperimentazione in campo rappresenterà un risultato di grande valore, considerando la complessità di queste colture e la loro tardiva entrata in produzione.

Relativamente alle conoscenze di base, il tentativo di comprendere i meccanismi della recalcitranza alla trasformazione e alla rigenerazione, identificare con precisione i geni responsabili di caratteri di interesse e mettere a punto tecnologie sempre più efficienti costituirà un patrimonio di conoscenze destinato ad avere un impatto che andrà ben oltre la durata del programma. Un ulteriore obiettivo sarà anche favorire una gestione chiara della proprietà intellettuale dei risultati, distinguendo ciò che potrà essere oggetto di tutela brevettuale da ciò che dovrà rimanere patrimonio condiviso della ricerca.

Ed è proprio la dimensione di partenariato che consente di affrontare con efficacia questa complessità.

 

TEA4IT riunisce centri CREA, università ed enti di ricerca. Quanto è importante fare sistema nella ricerca sulle TEA e quale valore aggiunto può portare questo approccio al comparto agroalimentare italiano?

Credo che questo sia uno degli aspetti più innovativi del progetto. La vera sfida non era soltanto sviluppare nuove piante ottenute con le TEA, ma creare una rete nazionale capace di lavorare come un unico sistema. TEA4IT, infatti, non è solo un progetto di ricerca, ma un'infrastruttura nazionale dell'innovazione. Una delle responsabilità del coordinamento è stata quella di costruire un linguaggio comune e regole condivise, in modo da rendere realmente confrontabili i risultati prodotti dai diversi gruppi.

In Italia esistono gruppi di ricerca con competenze di eccellenza, spesso complementari. La nostra iniziativa ha creato le condizioni perché queste competenze non procedessero più in modo parallelo, ma convergessero verso obiettivi comuni, condividendo conoscenze, materiali genetici, metodologie e infrastrutture. Questo consente di accelerare la ricerca, evitare duplicazioni e affrontare problemi che nessun gruppo, da solo, potrebbe risolvere con la stessa efficacia.

Per rendere questa collaborazione realmente operativa, il CREA ha istituito un Comitato Scientifico composto da alcuni dei maggiori esperti italiani di genetica agraria e biotecnologie vegetali. Da questo lavoro è nato un protocollo condiviso, successivamente recepito anche dalla Società Italiana di Genetica Agraria, che definisce criteri comuni per la caratterizzazione delle piante NGT-1 e per la conduzione delle sperimentazioni. Questo significa che tutti i partner lavorano secondo gli stessi standard scientifici, garantendo qualità, trasparenza e la massima attenzione alla tutela dell'ambiente e della salute.

Il valore aggiunto, però, va oltre il progetto stesso. TEA4IT sta costruendo un patrimonio condiviso di competenze, tecnologie e dati che potrà essere utilizzato anche in futuro. Inoltre, affronta fin dall'inizio temi strategici come la proprietà intellettuale e il trasferimento dell'innovazione, creando le condizioni perché i risultati della ricerca possano arrivare in modo efficace al sistema produttivo.

Se vogliamo che le TEA diventino una reale opportunità per l'agricoltura italiana, non basta sviluppare buone tecnologie: serve un sistema nazionale capace di accompagnarle dalla ricerca all'applicazione. Credo che questo sia il contributo più importante che il progetto può lasciare al Paese.

Perché il vero obiettivo è mettere queste conoscenze al servizio dell'agricoltura italiana.

 

Guardando al futuro, quale contributo possono offrire le TEA per affrontare sfide come cambiamenti climatici, nuove fitopatie e sostenibilità delle produzioni agricole italiane?

Le TEA non rappresentano una soluzione unica ai problemi dell'agricoltura, ma possono diventare uno strumento molto importante per accelerare lo sviluppo di varietà più adatte alle sfide che ci attendono. Oggi il cambiamento climatico, l'emergere di nuove fitopatie e la necessità di ridurre l'impatto ambientale impongono di innovare il miglioramento genetico con strumenti sempre più precisi ed efficienti.

Le applicazioni in sviluppo mostrano come le TEA possano contribuire allo sviluppo di varietà resistenti a patogeni di grande rilevanza, come l'oidio e la peronospora della vite, per le quali sono già in corso o in fase di autorizzazione sperimentazioni in campo. Altri interventi puntano ad aumentare la tolleranza allo stress idrico, ad esempio nell'orzo, attraverso il miglioramento dell'architettura radicale.

Ma la sostenibilità non significa soltanto difendere le colture. Significa anche migliorare la qualità delle produzioni. Per questo il partenariato lavora su caratteristiche che rispondono alle esigenze della filiera e dei consumatori, come melanzane con ridotto imbrunimento e meno semi o pomodori arricchiti in vitamina D e in metaboliti secondari di interesse nutrizionale.

L'aspetto più importante, però, è che le TEA permettono di introdurre miglioramenti genetici in modo mirato, mantenendo inalterate le caratteristiche che rendono uniche le nostre varietà. Questo è particolarmente rilevante per l'agricoltura italiana, che basa la propria competitività sulla qualità, sulla tipicità e sulla biodiversità delle produzioni. In questa prospettiva, le TEA possono diventare uno strumento fondamentale per rendere le nostre colture più resilienti, più sostenibili e meglio preparate ad affrontare le sfide dei prossimi decenni. L'obiettivo non è cambiare l'identità delle nostre varietà, ma preservarla, rendendole capaci di affrontare un ambiente che sta cambiando molto più rapidamente di quanto avvenisse in passato.



 
 
 

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